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Categoria: Esperienze e dintorni

Esperienze e dintorni è una raccolta di esperienze. In questa sezione racconto che cosa provo di nuovo e particolare. Se credo che qualcosa possa essere interessante per altri lo racconto, quello che capita mentre viaggio. Lo faccio con il mio stile. E se qualcuno deciderà di provare una nuova esperienza dopo aver letto un mio articolo saprò di non aver scritto invano.

La vita è la somma delle esperienze. Bisogna provare, sbagliare e ancora provare. Io sbaglio tanto ma provo ancora di più e cerco di farlo in continuazione. Poi scrivo e racconto cosa ho provato e soprattutto quello che ho sbagliato.

Volontariato in una fattoria biologica: vita al ritmo della natura.

Volontariato in una fattoria biologica: vita al ritmo della natura.

Chi non ha mai sentito parlare della possibilità di essere ospitati gratuitamente in una fattoria biologica in cambio di lavoro?

Ormai è risaputo che diverse realtà agricole offrono questa possibilità. Ed è una pratica diffusa veramente in tutto il mondo. Ci sono decine e decine di siti in cui si possono trovare possibilità in questo senso. Date un’occhiata all’articolo in cui  si parla di ospitalità in cambio di lavoro vedrete che ce ne sono moltissime, per tutti i gusti e veramente ovunque.

Cosa si intende per fattoria biologica?

Una fattoria biologica è un’azienda agricola, più o meno grande, con animali o senza, che non utilizza prodotti chimici di alcun tipo. Molti contesti  sono totalmente autosufficienti o per lo meno in parte. Quindi se hanno animali producono allo stesso tempo cibo anche per loro. Si mangia frutta e verdura di stagione e si vive seguendo i ritmi della natura. Nella maggior parte dei casi si tratta di realtà a conduzione familiare. Sono luoghi immersi nella natura, spesso lontani dai grandi centri abitati.

A volte può capitare che le fattorie biologiche siano specializzate in una coltivazione in particolare come nel caso di quelle che producono vino. Allora la maggior parte della produzione ovviamente sarà incentrata sull’uva. Tempo fa per esempio sono stata ospite di una fattoria biologica indonesiana che produceva curcuma come coltivazione principale ma non mancavano anche peperoncini, palme da cocco e l’immancabile coltivazione di riso.

La vita alla fattoria biologica

La vita in fattoria cammina di pari passo con i ritmi della natura, ci si sveglia presto la mattina  e altrettanto presto ci si corica. Dimenticate nottate brave e ‘movida’ sfrenata. Ma da una parte è anche bello così. Se si decide di provare una realtà è bene viverla fino in fondo. D’altra parte non viene neanche voglia di fare le ore piccole  dopo una giornata intensa di lavoro di campagna.
Se nella fattoria ci sono animali la routine sarà principalmente incentrata su di loro. Quindi nutrirli, pulire gli ambienti dove vivono, portarli al pascolo e se si tratta di animali da latte mungerli.

Animali sì o animali no?

L’argomento animali è molto complesso e delicato credo. Ognuno ha le sue convinzioni e la propria sensibilità.
La fattoria in cui sono stata ospitata per esempio aveva capre e mucche da latte. Ogni mattina ed ogni sera ci occupavamo di dar loro da mangiare e di mungerle. Non mi fraintendete, gli animali venivano trattati benissimo e c’era un’estrema attenzione alla loro salute e alimentazione ma un animale da produzione rimane pur sempre tale.


Immagino che la maggior parte delle persone già conosca l’iter della produzione del latte. Per chi invece ne fosse all’oscuro, funziona così: l’animale produce latte fintanto che ne ha naturalmente bisogno, quindi per allattare i cuccioli. Dopodichè la produzione naturalmente termina. Se si vuole fare in modo che la produzione di latte non si arresti bisogna ingravidare nuovamente la madre. Una volta che l’animale partorisce il cucciolo deve essere allontanato dopo pochi giorni dalla nascita, diversamente berrebbe il latte della mamma e non ne rimarrebbe più per la vendita e la produzione del formaggio.
Maschi e femmine hanno destini ben diversi in questi casi. Le femmine vengono tenute o rivendute ma comunque utilizzate per produrre altro latte. I maschi, ahimè, fanno, nella maggior parte dei casi un gran brutta fine. Solo l’1% dei cuccioli di sesso maschile verrà utilizzato come animale da riproduzione, il restante sarà letteralmente carne da macello. Anche nel caso facesse parte di quell’esigua percentuale a cui è concesso di sopravvivere nel nome della riproduzione della specie sarà destinato ad una vita isolata da resto del gruppo.
Così funziona se si vogliono latte e prodotti caseari.
Pur sapendolo già vederlo di persona è tutta un’altra storia. I vitellini e i capretti allontanati dalla madre chiamano ininterrottamente per parecchi giorni la madre che a sua volta risponde con versi veramente strazianti.
Può essere che io sia troppo sensibile e, come dice mia madre, abbia guardato troppi cartoni animati di Walt Disney da piccola, ma essere lì presente ed ascoltare i tristi muggiti e gli speranzosi belati è qualcosa che spezza veramente il cuore.
E’ bene essere preparati dunque a tutto ciò, oppure, come farò sicuramente la prossima volta, scegliere una fattoria senza animali.

Che lavori si fanno in una fattoria biologica?

Sarebbe meglio dire che lavori non si fanno! Prima di decidere di trascorrere un periodo in una fattoria bisogna sapere che non è una passeggiata. Si lavora tanto, perchè c’è sempre tantissimo da fare.
L’attività è veramente molto varia e dipende principalmente dalle condizioni climatiche della regione in cui vi trovate e dalla stagione.

Primavera

La primavera è tempo di ripresa delle attività, sopratutto all’aperto. Si prepara il terreno dopo le ultime gelate e si pianifica la semina primaverile e si raccolgono le primizie. Iniziano i parti degli animali, le uova si dischiudono per far uscire i pulcini. Ricomincia la produzione di latte e formaggio e le arnie riprendono l’attività.

Se ci si trova ad una latitudine simile a quella italiana, la primavera è anche il momento in cui finalmente cominciano temperature nuovamente accettabili. Quando si lavora all’aperto ci si può finalmente concedere la maglietta  e si può godere dei primi raggi caldi di sole. Ma meglio non farsi ingannare perchè di notte fa ancora freddo e le basse temperature possono sempre essere in agguato. Perciò se preventivate di trascorrere in fattoria il periodo primaverile premunitevi in ogni caso di abiti pesanti. Importantissimi sono i vestiti impermeabili, giacca e stivali sono d’obbligo.

Estate

L’estate è la stagione della raccolta nei campi, soprattutto del frumento e di altre graminacee (orzo, segale, farro), ma e anche il periodo magico di raccolta della frutta. Ogni mese ha la sua frutta: ciliege, albicocche e pesche, susine e prugne, poi pere e mele e, verso la fine della stagione, i primi grappoli d’uva. Nell’orto crescono molte verdure e legumi colorandolo di allegria e profumi.

Ci si deve anche occupare della conservazione. Non si spreca nulla quindi quello che non si mangia direttamente si conserva. Qui ci si può veramente sbizzarrire: sottovuoto, sottolio, sotto sale, sottaceto, fermentazione e ancora essiccazione.  In questo modo si preparano le scorte per l’inverno. Dalla frutta si ricavano marmellate e succhi e conserva dai pomodori. C’è chi raccoglie ancora le piante tessili come canapa e lino, e poi procede alla loro lavorazione ricavandone matasse di filo da tessere. In estate avviene anche il primo raccolto del miele.

Autunno

L’autunno è un periodo di transizione: dal fervore primaverile ed estivo, alla calma invernale. Non si tratta però  di una stagione di inattività, tutt’altro.

Nelle vigne si raccoglie l’uva, poi trasformata in vino. I primi di novembre c’è la spillatura del vino più giovane, il novello appunto. Continua anche in  autunno la raccolta di alcuni frutti, come le noci, e si lavora l’ultimo latte della stagione trasformandolo in formaggio. Le tiepide giornate autunnali permettono ancora buoni raccolti nell’orto e dell’ultima frutta della stagione. Le api producono l’ultimo miele autunnale.

Molto importanti sono i lavori nel bosco, raccolta di castagne, funghi, tartufi e ancora mirtilli, lamponi e altre bacche. E poi si raccoglie la legna stivandola per riscaldare le fredde serate d’inverno.

Si lavora il terreno nell’orto, arandolo e aggiungendo compost e nutrimento. Dopo le gelate invernali sarà così già pronto per riprendere l’attività in primavera.

Anche in autunno, come i  primavera, è bene essere preparati per le frequenti piogge e i primi freddi.

Inverno

L’inverno è tradizionalmente una stagione di preparazione in una fattoria. Le giornate sono corte, il buio arriva presto quindi anche il tempo per lavorare all’esterno è ridotto. La natura si riposa: la linfa non scorre nelle piante. Se ci sono animali vengono messi al riparo e al caldo.
Si spera nella neve perché il vecchio detto: “sotto la neve il pane” ha un fondo di grande verità. Infatti la copertura nevosa impedisce che il fondo del terreno subisca gelate troppo intense.

Alcuni lavori che si possono fare in questa stagione sono il controllo dello stato delle recinzioni e delle macchine e il taglio della legna per l’anno successivo.

In inverno fa freddo, sempre relativamente a dove ci si trova, ma solitamente è così. La maggior parte delle fattorie non dispongono di riscaldamento centralizzato o qualsiasi comfort di cui di solito si dispone in un appartamento in città. Ci sarà probabilmente una stufa a legna che riscalda la cucina e la sala dove si mangia e pesanti coperte di lana spessa nella camere. Siate ben preparati! L’abbigliamento a cipolla è sempre quello migliore. Strato su strato ci si protegge adeguatamente dal gelo e se ci si scalda lavorando si possono togliere man mano varie maglie e maglioni.

Cosa si impara?

Ovviamente in una fattoria si impara a fare tutti i lavori inerenti alla terra. Dipende anche dal tipo di fattoria, gestione e coltivazioni. Non mi addentrerò quindi nei dettagli specifici visto che ogni realtà è a sé. Quando si decide di trascorrere un periodo in una fattoria è bene contattare prima chi vi ospiterà e chiedere bene quali sono le principali attività della fattoria in generale e quali nel periodo specifico della vostra permanenza. In questo modo sarà possibile farsi per lo meno un’idea di massima ed essere un minimo preparati ai lavori che si andranno a svolgere.

Più importante ancora di cosa imparerete praticamente è ciò che vi porterete a casa dopo un’esperienza del genere.

In una fattoria si sperimenta prima di tutto la pazienza. I ritmi non li decidiamo noi ma la natura. Se piove forte tutta la settimana non si potrà lavorare la terra nell’orto e si dovrà aspettare. La natura richiede tempo: tempo per far germogliare le piante, per far maturare i frutti e ancora per lo sviluppo degli animali. Quindi bisogna fare un passo indietro, accettando che non si può controllare tutto quanto e aspettare godendosi ciò che accade durante l’attesa.

Si impara che spesso i lavori più soddisfacenti sono quelli che costano più tempo e fatica. Non si dà più nulla per scontato. Una volta raggiunto l’obiettivo, così, si può veramente godere del risultato.

Il lavoro in fattoria è fatto di sudore, dedizione e sacrifici, ma anche di tanto amore. Ci vuole amore per mungere gli animali, amore per far crescere una pianta e amore anche per gli errori commessi che ci permetteranno di fare meglio la volta successiva. Amore e passione  sono ingredienti essenziali della vita in fattoria.

Si sperimenta la vita comunitaria, a condividere spazio, tempo, fatiche e soddisfazioni. Si impara a conquistarsi il proprio posto, il proprio ruolo e accettare quelli degli altri.

Impariamo a godere delle piccole cose, dei gesti semplici e di ogni singolo momento perchè le giornate passano in fretta ma sono composte di ore lunghe e molto intense.

Come sono le persone che abitano in fattoria?

E’ abitudine pensare che chi vive in fattoria sia un po’ fuori dal mondo, che non si occupi ed interessi di altro che dei lavori di campagna, non concedendosi il lusso dello svago.  Credo che in parte sia vero e in parte no.

Il lavoro è parecchio e diluito su tutta la giornata, dalla mattina all’alba fino alla sera al tramonto. Per questo motivo non c’è tanto spazio ed energia per dedicarsi a molte altre attività. D’altra parte, però, ai contadini di oggi piace “coltivare” anche altri interessi, al di fuori della propria fattoria. Sono, per esempio, molto attivi nella vita del villaggio in cui vivono. Per questo motivo è più che probabile che durante il vostro soggiorno, se interessati, potreste essere coinvolti in eventi esterni. Ogni martedì sera, per esempio, i figli della famiglia che mi ospitava mi portavano a giocare a pallavolo con loro ed altri amici presso la palestra locale. Il sabato ogni tanto andavamo insieme a ballare e la domenica capitava che partecipassimo a qualche evento locale.

La realtà della fattoria ruota intorno a condivisione e sacrificio. Le persone che ne hanno fatto la loro scelta di vita potranno sì risultare a volte un po’ burberi e schivi ma la maggior parte ha in comune un grande cuore ed un animo buono. Solo non facilmente e velocemente accessibili, ma lavorando insieme e condividendo spazi e tempi riuscirete a scoprire i tasti giusti per entrare in buona sintonia.

Siate ben predisposti a rispettare le regole

In fattoria, così come tutte le realtà organizzate e di vita comunitaria richiedono l’osservanza di regole da parte di tutti. Generalmente affidandosi al comune buon senso se ne può comprendere il significato e non fare difficoltà a rispettarle. E’ anche vero, però, che non tutti sono abituati o ben disposti in questa direzione. Di seguito propongo una lista delle regole, scritte o meno, di cui è bene avere consapevolezza prima di andare a lavorare in una fattoria biologica.

  • Orari di inizio e fine attività. Non sempre ci sono orari fissati in maniera rigida ma, sopratutto se nella fattoria ci sono animali, ci sono lavori che vanno svolti obbligatoriamente in determinati momenti della giornata. Nutrire gli animali e la mungitura, per esempio, sono le prime attività della mattina e alcune delle ultime la sera.
  • Attenzione agli ambienti comuni. Se si vive in condivisione con altre persone bisogna avere un occhio di riguardo per gli ambienti comuni. Se nella propria stanza, se ne avrete una, ci si può sentire un po’ più liberi, nei luoghi frequentati da tutti, come cucina, bagno o salotto, è bene fare attenzione e lasciare tutto come lo si è trovato.

  • Tutti danno una mano. Più che una regola scritta si tratta di una nozione di buon senso. Quando si vive insieme tutti partecipano alle attività comunitarie. Quando si apparecchia o lavano i piatti per esempio è buona norma dare il proprio contributo come si può.
  • Scambio reciproco. Non  siete solo voi che imparate da chi vi ospita ma è anche bello ed interessante per loro uno scambio di competenze. Se sapete suonare la chitarra, per esempio, portatela con voi, potete usarla come felice momento di aggregazione. Sapete cucinare? Preparate una ricetta tipica delle vostre parti, ne saranno entusiasti. Giocare a pallone è la vostra passione? Coinvolgete tutti in una partitella. Se non vi viene in mente niente portate semplicemente voi stessi e condividete le vostre esperienze. Ne saranno felici!
  • Atteggiamento positivo. Ci sarà senz’altro qualcosa che non vi piace fare dei compiti che vi verranno assegnati. Il segreto è affrontare tutto con buon umore e avere sempre in mente il motivo che vi ha spinto a fare quella determinata esperienza. Tenetelo bene a mente e usatelo come pensiero positivo o come spinta quando la voglia o il buon umore vengono meno. Ricordate sempre che state facendo qualcosa di speciale e lo state facendo per voi. Questo varrà pure qualche sacrificio!

Come scegliere la fattoria che fa per voi?

Avete l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda le fattorie biologiche dove poter far volontariato. E il numero è in costante crescita. Credo che prima di scegliere vi dobbiate chiedere voi stessi che cosa cercate, quale esperienza fa al caso vostro. Quanto tempo avete a disposizione? Di cosa non vorreste occuparvi? Capire se volete avere a che fare con gli animali oppure no. Se preferite un posto immerso totalmente nella natura selvaggia, oppure un po’ meno lontano dalla civilizzazione, vicino a una città con servizi e svaghi. Ci sono fattorie biologiche che sono veri  e propri eco-villaggi, comunità dove vivono molte persone tutte insieme. Altri posti invece sono più piccoli e gestiti da una sola famiglia. In alcune realtà ci sono regole alimentari molto rigide rispetto al mangiare prodotti di origine animale. Preferite un luogo caldo o freddo? Siete curiosi di una coltivazione o di un sistema di agricoltura in particolare?

Queste sono alcune delle domande che è bene porsi prima di intraprendere una esperienza di questo tipo. Per trovare le risposte basta semplicemente navigare pazientemente sui tutti i siti che mettono a disposizione le risorse di volontariato, individuare quelle che più si allineano con le vostre esigenze, contattarle direttamente e verificare insieme a loro condizioni e possibilità.

A questo riguardo qui potete trovare moltissimi siti che raccolgono, oltre a molte altre realtà, offerte di volontariato in una fattoria biologica. Non avete che trovare il tempo per spulciarli e trovare ciò che fa per voi!

Woofing sì o woofing no?

Uno dei siti più famosi per trovare fattorie biologiche dove prestare volontariato è senz’altro woof.net . Ci sono opportunità in tutto il mondo, centinaia e centinaia di tipologie di fattorie diverse una dall’altra. Sicuramente un sito molto ben fatto e pieno di informazioni utili. E’ possibile visualizzare tutti gli annunci delle fattorie gratuitamente. Se si vuole contattare qualcuno invece è necessario pagare una sorta di abbonamento annuale. La cifra varia da 15 a 20 euro/dollari circa, inclusa l’assicurazione. La pecca di questo sistema è che ogni nazione ha il suo woofing ed è necessario pagare la quota annuale per ogni stato che si vuole visitare. Il mio consiglio, quindi, è di consultare il sito e i vari annunci prima di procedere all’abbonamento e poi decidere. Sconsiglio il woofing invece se si decide di viaggiare in più nazioni di seguito, si possono trovare moltissime opportunità anche in tanti altri siti.

 

In conclusione prestare volontariato in una fattoria biologica è un’esperienza unica ed indimenticabile, per emozioni ed intensità. E’ necessario essere ben consapevoli delle condizioni che si incontreranno e delle regole da rispettare prima di intraprendere questa strada. Ancora più importante, però, è ricordarsi che è un’opportunità unica di crescita e arricchimento personale.

Godetevi ogni singolo istante e come sempre..buon vento!

Volontariato in un Ashram, condivisione e scoperta interiore

Volontariato in un Ashram, condivisione e scoperta interiore

Volontariato in un Ashram un’esperienza unica e decisamente molto intensa. E’ un’occasione unica per scoprire una realtà completamente diversa da quella a cui siamo abituati. Vivere in un Ashram per un certo periodo permette soprattutto di mettersi alla prova, riscoprendo le piccole cose ma che in fondo poi sono le più importanti. Può servire per evadere da un periodo particolarmente stressante della vita e cercare risposte a grandi interrogativi individuali. Oppure semplicemente provare a vivere in modo semplice e più a contatto con se stessi. Un periodo passato in un Ashram dona pace e calma interiore e se si guarda nella giusta direzione anche una grande consapevolezza personale.

Ma cerchiamo di capire meglio..che cos’è un Ashram?

L’ashram nasce originariamente in India come monastero religioso Indù. Realtà esportata in Europa durante gli anni ’60. Oggi ci sono Ashram in tutto il mondo. Sono comunità di persone che vivono insieme, solitamente in un luogo isolato, a contatto con la natura, praticando meditazione e yoga. La spiritualità è al primo posto nella quotidianità. Ma non si deve pensare a ore e ore di preghiere, meditazioni e prepotenti indottrinamenti. Spiritualità, in questi luoghi, è diventare consapevoli del fatto  che siamo parte di un tutto, di un universo con il quale siamo profondamente connessi. La pratica di yoga e meditazione quotidiana è un mezzo per sperimentare e sentire in prima persona questa connessione. E vi giuro che si può! Anche io che sono la più prosaica e scettica del mondo ho provato sensazioni uniche durante il mio soggiorno attraverso le sedute di yoga e meditazione.

Cosa si fa in un Ashram?

L’Ashram è un luogo dove è possibile intraprendere gli studi e specializzarsi in una disciplina specifica in ambito spirituale, meditativo e fisico. Ma non per forza si deve studiare. E’ possibile anche solo partecipare alla quotidianità, liberamente senza costrizioni e obblighi, alle pratiche spirituali ed alle diverse lezioni. Ogni incontro viene solitamente gestito a turno da uno studente diverso. Un buon modo per loro di esercitarsi nella conduzione di gruppi e per chi partecipa di sperimentare diversi stili e impostazioni.

In un Ashram ci si rigenera dal punto di vista fisico e mentale. Ci si rilassa e si prova una realtà diversa da quella a cui si è abituati. Si impara a vedere la vita sotto diverse prospettive e punti di vista alternativi.

Di solito la quotidianità è scandita da incontri di yoga e meditazione. Si parte alla mattina, generalmente presto, prima dell’alba. E’ possibile che vengano organizzati altri incontri durante la giornata e nella serata.

Dove sono stata io ci si incontrava tutte le mattine alle 5 per due ore e mezza di yoga e meditazione. Sembrano un’esagerazione, soprattutto per chi non è abituato, ma una volta che si prende il ritmo di svegliarsi presto il tempo passa velocemente e da sacrificio diventa un appuntamento giornaliero atteso.

Una delle cose che più mi piaceva dell’iniziare così presto di mattina era che si cominciava con il buio più assoluto ma alla fine della lezione, aprendo gli occhi dopo un’ora ininterrotta di canti meditativi, ti accorgevi che aveva albeggiato e che ormai era giorno. Era una sensazione unica, ogni volta di gioia e meraviglia. Che bellezza cominciare la giornata in questo modo! D’altra parte la pratica mattutina dona per tutto il giorno una lucidità e un’energia straordinaria. Ci si sente sani e in forze quando si vive in questo modo.

In ogni caso non si è nè obbligati a praticare nè tanto meno bisogna forzarsi  ed essere compulsivi nella pratica. Quando uno non se la sente semplicemente accetta il fatto che in quell’occasione è andata così ed eventualmente può cercare di fare meglio la volta sucessiva.

La costanza, la tenacia, la forza di volontà vengono decisamente allenate in luoghi come questi. Anche se non sempre si riesce a seguire i propri propositi e si pecca nella mancanza di  continuità, la percezione non è di giudizio e critica. Si è consapevoli di avere sempre una seconda occasione per migliorare e crescere.

Oltre alle pratiche yogiche e spirituali sicuramente vi verrà chiesto di partecipare attivamente alla vita dell’Ashram. Durante il periodo di permanenza sarete considerati veri e propri membri della comunità, per tanto è giusto che vi comportiate come tali.  Ci potrebbe essere un orto a cui badare, legna da tagliare, spazi da tenere puliti ed in ordine e pasti da preparare. A seconda delle proprie abilità, inclinazioni, conoscenze ci si può proporre o si viene designati a dare una mano in un particolare ambito. Non si parla di più di 5 o 6 ore di lavoro al giorno con i ritmi dell’Ashram, quindi no stress ma solo calma e serenità.
Per esempio io mi occupavo dell’orto e spesso di preparare il pranzo. Il sabato mattina tutti insieme pulivamo gli ambienti comuni e tendenzialmente il sabato pomeriggio e la domenica ognuno poteva dedicarsi alle attività che più preferiva. Ovviamente l’incontro mattutino di yoga era un’opzione valida sempre.

Che discipline si insegnano in un Ashram?

In un Asharam si pratica yoga e meditazione. Ma non sono tutti uguali. Ci sono stili di yoga e di meditazione molto diversi tra loro.

Yoga è uno stile di vita prima ancora di essere un inseme di posizioni ed esercizi fisici. Quello fatto in palestra, slegato da qualsiasi altro contesto è piuttosto riduttivo anche se può essere comunque efficace. Yoga significa unire. Può essere interpretato in molti modi e c’è chi parla dell’unione con Dio. A me piace pensare che la pratica dello yoga aiuta l’individuo ad essere unito in interazione costante con l’universo che lo circonda. Quando riesco a fare yoga in modo serio e con continità quello che percepisco è pace e armonia con tutti gli elementi. Ed è veramente bellissimo!

Ci sono diversi stili di Yoga e meditazione che possono venir praticati a seconda del luogo e del maestro i cui insegnamenti sono tramandati nell’Ashram. Spesso si medita cantando. Quasi sempre prima di mangiare c’è un breve momento di raccoglimento e ringraziamento. In ogni luogo si celebra in modo diverso. Dove mi trovavo io si trattava di 11 minuti di meditazione seguita da alcuni canti.

Che persone si incontrano in un Ashram?

Bella domanda! E’ difficile dare una risposta. Ma magari chi decide di intraprendere un periodo all’interno di un Ashram si pone questo interrogativo. Non è possibile, come sempre, fare una generalizzazione. Posso però dirvi chi ho incontrato io.
Persone in ricerca, alle prese con un viaggio dentro di sè, forti e determinate ma fragili e sensibili allo stesso tempo. Gente che vuole mettersi alla prova, provare la propria tenacia e devozione, che cade mille volte ma si rialza mille e una. Uomini e donne che sorridono con bocca, occhi, ed anima ma sono anche capaci di piangere e non se ne vergognano.
Ho incontrato persone con passati turbolenti e futuri incerti, con forti personalità e caratteri pungenti ma tutti avevano una caratteristica in comune: l’amore. Amore e passione per tutto quello che facevano. Senza mai dare per scontato qualcosa, ringraziando l’universo per tutto quello che poteva arrivare. Tutto è destinato a passare ed ogni momento, anche di sofferenza, è un dono.

Scommetto che se state pensando di trascorrere un periodo della vostra vita in un Ashram avete anche voi un po’ tutto questo dentro di voi.

Regole dell’Ashram

A seconda dell’Ashram in cui si sceglie di soggiornare ci saranno regole e regimi differenti. Potrebbe esserci un clima più rilassato e meno restrittivo per cui per esempio è concesso allontanarsi, e volendo, dormire al di fuori del monastero in qualche occasione. Potrebbe, d’altra parte, esserci anche un regime più restrittivo perchè magari ci si trova in un Ashram che ospita prevalentemente studenti che quindi devono impegnarsi a fondo ed essere totalmente immersi nella realtà del seminario. Chi decide di vivere in un posto così dovrebbe essere consapevole che non si trova in villeggiatura o in una struttura turistica. Pertanto il mancato rispetto del regolamento può comportare anche l’allontanamento dall’Ashram stesso.

Le regole fondamentali e direi sempre valide, invece, possono essere le seguenti:

  • Il rispetto degli altri è sempre messo al primo posto. Rispetto della sua individualità, libertà, ruolo ed unicità.
  • E’ vietato il possesso e l’assunzione di qualsiasi tipo di droga.
  • E’ vietata l’assunzione di intossicanti quali alcol, sigarette, tabacco e spesso anche eccitanti come tè e caffè.
  • E’ richiesto di mantenere puliti ed ordinati gli ambienti che si abitano.
  • Telefoni cellulari di solito devono essere spenti o comunque tenuti in modo da non disturbare la tranquillità del luogo.
  • I pasti sono tutti rigorosamente vegetariani, in alcuni realtà non vengono usati per nulla ingredienti di origine animale.
  • Durante le ore notturne (dalle 22 alle 5 circa) deve essere mantenuto il silenzio.
  • In alcuni luoghi è vietata la pratica sessuale.

Come scegliere un Ashram

Sarebbe molto ad effetto dire che non sei tu che scegli l’Ashram ma l’Ashram che sceglie te. Non è proprio così! Ma è vero anche che se sei nel posto giusto e pratichi la disciplina giusta te ne accorgi. Ce ne si può rendere conto da come reagisce il nostro corpo alle lezioni di yoga e soprattutto a quanto beneficio riscontriamo nell’anima.

Vero è che si sceglie un luogo senza averlo inizialmente provato quindi vi consiglierei di andare un po’ ad istinto. Leggete bene il sito internet dell’Ashram, ormai quasi tutti ne hanno uno. Se non c’è telefonate o scrivete una email e chiedete quante più informazioni possibili a proposito delle regole, dell’impostazione delle attività, degli eventuali costi.

Proprio così…i costi! Questa è un dettaglio a cui bisogna fare molta attenzione. Un vero Ashram vi ospiterà sempre in modo gratuito in cambio della partecipazione alla vita quotidiana, ai lavori ed alla cura del posto. Se vi chiedono soldi e in più dovete anche lavorare per loro statene alla larga, non è sicuramente un vero Ashram. Può essere richiesta una donazione, anzi più che richiesta dovreste semplicemente essere messi a conoscenza del fatto che c’è la possibilità di farla senza essere forzati in nessun modo a dare denaro.

Diverso è il discorso se si soggiorna per frequentare un corso, perciò non è possibile aiutare concretamente perchè la maggior parte del tempo si è impegnati in lezioni o incontri formativi. In quel caso è più che probabile che qualsiasi Ashram chieda un contributo economico. Questi introiti, insieme alle donazioni, spesso sono gli unici in queste realtà. Certo non si vive nel lusso e non c’è, o non ci dovrebbe essere, un grosso giro di soldi, ma gli abitanti si devono pur sostentare in qualche modo.

Attenzione agli specchietti per le allodole

A volte, purtroppo, è possibile che dietro all’etichetta di Ashram si nasconda un mero interesse economico. Spesso accade nei luoghi più turistici, mi viene in mente Bali o zone molto turistiche della Thailandia e dell’India. Perciò informatevi bene prima di decidere di soggiornare in un Ashram.

Soldi a parte, leggete a proposito della pratica. Se condividete i principi ispiratori dell’Ashram, se pensate di poter rispettare le regole e partecipare alla vita quotidiana senza grosse difficoltà. Insomma quando avete tutte le informazioni utili cercate di calarvi mentalmente nella situazione e capire se potrebbe fare per voi oppure no.

Chateau Anand, Francia

Il mio Ashram, quello dove ho vissuto per un certo periodo, si trova in Francia, vicino alla città di Poitiers. Probabilmente vivere in un monastero indiano o in Asia è tutta un’altra cosa, un’esperienza ancora più mistica ed autentica. Ciò nonostante, se come me avrete la fortuna di capitare nel posto giusto al momento giusto, anche la permanenza in un Ashram europeo vi lascerà dentro una bellissima e fortissima impronta.

Il posto di cui sto parlando si chiama Chateau Anand, letteralmente castello scintillante. E un po’ lo è in effetti. Castello perchè c’è un vero e proprio castello, proprio di quelli caratteristici dei paesini della Francia, che sembra uscito da un racconto dei templari. Scintillante perchè le persone che lo abitano lo sono e dopo un po’ lo diventi anche tu. Non parlo di lampadine in testa o abiti fosforescenti, parlo dell’anima. Chi vive a Chateau Anand acquisisce una certa lucentezza interiore. Sarà per la pratica costante di yoga e meditazione o per l’alimentazione super mega sana (non si mangiano prodotti di origine animale e i prodotti sono tutti rigorosamente biologici), o ancora forse per il magnifico orto che che tutti i residenti curano con tanto amore. Probabilmente tutto questo messo insieme.

La mia permanenza a Chateau Anand è stata un’alternanza di nuovi incontri, discipline e sensazioni. Ho imparato che se abbassi un po’ le difese e ti concedi di essere te stesso potrai scoprire cose che mai avresti immaginato. Siamo veramente connessi con il resto dell’universo ed attraverso la pratica costante di yoga e meditazione lo si può provare in prima persona.

La disciplina praticata a Chateau Anand è lo Yoga Kundalini.

Ma che cos’è lo Yoga Kundalini?

Lo Yoga Kundalini è chiamato “Yoga Energetico” o “Yoga della Consapevolezza”. Ha come obiettivo quello di creare equilibrio tra corpo, anima e mente facendo proprie più tecniche di diversi stili. Si parte con il controllo della respirazione (pranayama), la postura (asana), la meditazione (dhyana) per poi arrivare alle tecniche di rilassamento ed al lavoro sul corpo. Quando si parla di attività fisica, Kriya nello Yoga Kundalini, ci si riferisce a sequenze di posture e movimenti. Queste hanno come scopo quello di favorire la circolazione sanguigna, depurare e fortificare i tessuti e gli organi, bilanciare il sistema ghiandolare e rafforzare il sistema nervoso. Insomma una vera bomba energetica!

Insieme al lavoro sul corpo, il Kundalini yoga utilizza tecniche di rilassamento e di meditazione accompagnate dalla recitazione di mantra (una sequenza sacra di suoni con significato spirituale) che agiscono progressivamente anche sull’energia mentale e la concentrazione e profonda calma interiore.

Lo Yoga Kundalini è un percorso fisico, mentale e spirituale rivolto a risvegliare l’energia creatrice “addormentata” dentro di noi, arrotolata come un serpente, alla base della colonna vertebrale, corrispondente al primo chakra. I chakra sono dei canali, centri di energia, che vengono attivati attraverso la pratica di Yoga e meditazione.

Quali sono gli effetti di una pratica costante del Kundalini yoga?

Quando si acquisisce una certa costanza nella pratica si possono notare subito evidenti cambiamenti nel corpo ma anche nell’animo. Aumenta la vitalità, lo stato di benessere, calma e serenità. Migliora lo stato di salute fisica e la forza del sistema immunitario.

Se c’è qualche dolorino e tensione spariscono e ci si sente molto più agili ed energici. Ma non bisogna spaventarsi perchè non c’è bisogno di essere un contorsionista o  super-snodati per praticare Yoga Kundalini. In ogni caso, anche per chi è una tavola di legno come me, in breve tempo si può notare una maggiore flessibilità.

Quello che è bene ricordare, però, è che lo yoga non è uno sport, né una ginnastica alla moda. Si tratta invece di acquisire gradualmente il controllo del proprio corpo ed entrare in contatto con noi stessi scoprendo l’energia che ognuno ha dentro di sè.
Ma soprattutto lo Yoga non è una religione che impone un credo o una dottrina ma pura e semplice consapevolezza. Se poi si vogliono approfondire gli aspetti spirituali della disciplina si è sempre liberi di farlo ma non è indispensabile per la pratica quotidiana.

Alla fine l’unico modo per comprendere ed eventualmente apprezzare la pratica dello yoga è provare, sperimentarla in prima persona.

Buon viaggio alla scoperta di voi stessi e come sempre buon vento!

Borse in vela. La seconda vita di fiocchi, rande e spinnakers

Borse in vela. La seconda vita di fiocchi, rande e spinnakers

Borse in vela. Fiocchi, rande e spinnakers, vele di tutte le forme e dimensioni recuperate alla fine della loro “vita” marittima e trasformati in borse, zaini e tracolle. Venendo a conoscenza di questa attività ho pensato che valeva la pena approfondire il discorso. Conoscere da vicino chi ha avuto l’idea e la sta realizzando. E poi scriverlo. Perchè è giusto che tutti possano venire a conoscenza di questa meravigliosa realtà.

Da dove l’idea?

L’idea delle borse in vela è di un giovane imprenditore torinese. Stanco di contratti a progetto e collaborazioni occasionali decide di crearsi il proprio posto di lavoro. Riflette, riflette e ancora riflette cercando l’idea giusta e ad un certo punto…ecco che arriva! Esiste un mondo di prodotti che, una volta usati, generalmente vengono buttati via. Nell’epoca del mordi&fuggi, take&away, usa&getta è facile perdere la consapevolezza di ciò che si compra, che si utilizza, che si consuma. Bisogna dare una seconda opportunità agli oggetti (oltre che alle persone aggiungerei tra i denti) concedere loro la possibilità di continuare ad essere utili ed utilizzabili. Questa diventa quindi la “mission” della nuova azienda. Così invece di produrre qualcosa di nuovo, si riutilizza qualcosa che già esiste adattandolo ad un altro scopo. Semplice ma geniale!

Così nasce farblue.it

Nasce così il marchio FarBlue cominciando a contattare e coinvolgere coloro che già mettevano in pratica la meravigliosa arte del riciclo. Li aggrega con l’idea che l’unione fa la forza e la voce di molti è più potente della voce di uno solo. Sul sito farblue.it è possibile, quindi, trovare cinture ricavate da copertoni, orologi intagliati nei vinili e addirittura borse da manifesti pubblicitari. Insomma il portale è un luogo che dà spazio alle seconde possibilità, alle seconde vite.  Oggetti e materiali rigenerati e trasformati in qualcosa che possa essere ancora utile.

Dopo un po’ è tempo di passare alla produzione propria. Il marchio FarBlue si specializza nel riciclo delle vele, le grandi, solide e maestose vele. Forse non tutti sanno che..dopo un certo numero di miglia ed ore di navigazione le barche devono cambiare le vele. Il tessuto perde la giusta compattezza ed elasticità, rallentando così la navigazione. Questo ne rende necessaria la sostituzione. Soprattutto per le imbarcazioni da competizione. Le vecchie vele, perciò, vengono accatastate negli angoli bui  magazzini e dimenticate. Da qui l’idea!

FarBlue comincia la sua produzione, punto dopo punto, asola dopo asola, crea le sue prime borsa in vela. Il prodotto è talmente valido, apprezzato e richiesto che viene creata una vera e propria linea di portafogli, borsoni da viaggio e borse in vela riciclata a marchio FarBlueOcean.

Farblue.it cresce

Il sito Farblue.it passa così da luogo di incontro di artisti del riciclo, a vetrina per la ricca collezione di borse e prodotti in vela . Ce n’è per tutti i gusti ed esigenze:  borse tracolla da spalla, borsoni da viaggio e zaini.

Tutti i prodotti sono estremamente solidi e durevoli e in più sono super resistenti all’acqua (ovviamente essendo borse in vela ;-)). Ma non è finita qui..anche l’occhio vuole la sua parte e la linea FarBlueOcean è bella! Non sono un’esperta di tendenze e mode ma posso dire con una certa sicurezza che le borse in vela possono essere utilizzate veramente in tutte le occasioni. Borsoni per viaggiare, tracolle da città o borse eleganti da spalla..della serie dimmi che borsa indossi e ti dirò chi sei :-). Su farblue.it è possibile vedere tutti i prodotti fin’ora realizzati, volendo anche chiederne su misura, persino personalizzandoli. E’ possibile l’acquisto online facendoseli, poi, comodamente spedire a casa propria.

Ma non è tutto..ogni borsa è una storia, un’emozione, un viaggio ed è questo che non ha prezzo!!

 

 

Corso di meditazione Vipassana: Un viaggio verso la consapevolezza

Corso di meditazione Vipassana: Un viaggio verso la consapevolezza

Un viaggio verso la consapevolezza..sembra proprio uno degli slogan di cui si potrebbe riempire la bocca un guru motivazionale. Un concetto che può essere tanto astratto quanto confuso o mal interpretato. Non è così in questo caso. Un ritiro di meditazione Vipassana rende il tutto molto chiaro ma sopratutto tangibile.
Poco fa ho terminato il mio primo corso di 10 giorni ed è stata un’esperienza veramente grandiosa.

Ma andiamo per ordine..cos’è la meditazione Vipassana?

Partendo dal presupposto che non sono un’esperta né di Vipassana né, tanto meno, di meditazione in assoluto, cercherò di spiegare dal mio punto di vista di cosa si tratta.

La meditazione Vipassana viene scoperta e diffusa da Gotama il Buddha sotto il nome di Dhamma (la via verso la liberazione). Lui da sempre aveva rifiutato di associare questa forma meditativa ad aspetti religiosi e di culto. Sosteneva, infatti, che la consapevolezza e la liberazione devono essere alla portata di chiunque, qualsiasi possa esserne religione, etnia, genere od orientamento politico. Il Dhamma è amore per tutti senza distinzione o condizionamenti.

Tecnica e filosofia

Le procedure per applicare correttamente la tecnica di meditazione vengono spiegate accuratamente durante il corso e la disponibilità del maestro e dei suoi assistenti è totale. Ma ciò che veramente conta per imparare a meditare correttamente sono determinazione, costanza e attitudine positiva. Nessuno fa il lavoro al posto nostro!

Tutto parte dall’ascolto del proprio respiro e gradualmente, affinando la concentrazione e l’attenzione, si giunge all’ascolto delle sensazioni del corpo. Iniziando da quelle più immediate e percepibili, un prurito o il contatto dei vestiti o dell’aria sulla pelle, per arrivare alle sensazioni più sottili ed impalpabili. Sono migliaia ma ciascuna di esse ha durata imprevedibile. Apparendo e scomparendo velocemente e costantemente creano un flusso di energia percepibile, attraverso la meditazione, in tutto il corpo.

Acuire la sensibilità e percepire flussi interni del corpo, tuttavia, non è che il punto di partenza della meditazione Vipassana. Da una parte, infatti, si sperimentano sensazioni sottili molto piacevoli. Dall’altra bisogna fare i conti con i dolori di postura e tutte le tensioni accumulate nel corso della propria vita.
Fin da piccoli ogni volta che si prova un’emozione spiacevole particolarmente intensa (rabbia, dolore, frustrazione, ecc..) il corpo si contrae e man mano si creano nodi di tensioni. Nodo su nodo..alla fine viene fuori un groviglio di rigidità. Meditando esse vengono inevitabilmente in superficie provocando indolenzimenti e dolori fisici.

E qui entra in gioco il concetto di equanimità

L’equanimità è un concetto chiave nella pratica della meditazione Vipassana.

Attraverso la meditazione si allena gradualmente la mente a non concentrarsi sulle sensazioni spiacevoli, sviluppando nei loro confronti sentimenti di avversione  cercando di contrastarli. Questo potrebbe generare ancora più tensioni e quindi dolore. Per quanto spiacevole possano essere bisogna imparare a rimanere equanimi(neutrali) rispetto ad esse.

Allo stesso modo è necessario non generare sentimenti di desiderio nei confronti delle sensazioni piacevoli, dei flussi energetici. Anch’essi sono impermanenti e quindi destinati a finire.
Fuori dalle spiegazioni filosofiche il senso di tutto il discorso è: niente dura per sempre. Bisogna acquisirne chiara consapevolezza ed accettazione. E’ inutile “disperarsi” per qualcosa di brutto che tanto finirà. Allo stesso modo provare desiderio e bramosia verso qualcosa di bello che finirà a sua volta. Questa è la legge di natura. Noi possiamo solo esserne consapevoli ed accettarla.

Comprendere ed accettare l’impermanenza

L’impermanenza è l’altro punto cardine della meditazione Vipassana.

Sperimentare sensazioni sulla propria pelle (anzi sarebbe più corretto di sotto la pelle) permette di acquisisce gradualmente la consapevolezza della sostanza che ci compone. Noi siamo fatti di pura energia. Ma l’energia, per sua stessa definizione, funziona ad impulsi che passano e vanno…passano e vanno. Questo la rende quindi transitoria e non durevole nel tempo. Da qui il suo carattere di impermanenza. Dal momento che anche noi siamo fatti di energia abbiamo inevitabilmente carattere di transitorietà.

Avere una percezione così vivida delle sensazioni corporee aiuta a comprendere questo concetto. Si passa da una consapevolezza solo di concetto, mentale, ad una sensoriale, perciò chiara e tangibile.

Regole del corso di meditazione Vipassana

E’ necessario riflettere bene prima di decidere se partecipare ad un corso di meditazione Vipassana. Mettersi in gioco significa anche accettare le regole senza preconcetti nè malumori. Quindi o si è dentro totalmente o si è fuori (non nel senso che si viene espulsi, ma l’efficacia del ritiro ne risentirebbe in modo significativo). Le regole sono molto rigide ed impongono, per i dieci giorni del corso, di vivere in modo molto diverso da come si è solitamente abituati. Questo non è deciso in modo arbitrario per un sadico piacere degli organizzatori o perchè si pretende che gli studenti intraprendano il percorso dell’ascetismo. Il significato è ben preciso e comprensibile. Il grado di concentrazione e introspezione che viene richiesto durante il ritiro è molto elevato. Sono, perciò, necessarie alcune privazioni che, a prima vista, potrebbero sembrare esagerate e senza senso ma, una volta arrivati alla conclusione, se ne comprende pienamente l’utilità.

Detto ciò signori e signore…ecco le regole.
  • La sveglia è alle 4 di mattina per poi spegnere la luce per la notte massimo alle 22.
  • Ci si impegna a non lasciare il corso prima del termine dello stesso.
  • Non si deve uccidere alcun essere vivente
  • Tassativa deve essere la divisione tra uomini e donne
  • Rispettare un assoluto silenzio (non parlare o comunicare con gli altri studenti in nessuna forma)
  • Partecipare a tutte le meditazioni e i momenti comuni previsti dall’organizzazione del corso
  • I pasti sono vegetariani ripartiti in questo modo: colazione (ore 8), pranzo (ore 11) e frutte, latte o tè (ore 17)
  • Durante il corso non è permesso lasciare la struttura (è possibile, se il tempo lo permette, fare delle brevi passeggiate all’interno  dei della proprietà)
  • Non rubare
  • Non  mentire
  • Si invita a sospendere per tutta la durata del corso qualsiasi contatto con il modo esterno
  • Si invita a sospendere per tutta la durata del corso qualsiasi forma di religione o culto alternativo (recitare preghiere, messa, ecc..)
  • Si invita a sospendere per tutta la durata del corso qualsiasi forma di ginnastica o attività fisica
  • E’ vietato in modo assoluto l’assunzione di sostanze intossicanti (alcool, tabacco e droghe)
  • Per tutta la durata del ritiro non si potranno utilizzare cellulari, computer, macchine foto. Il tutto viene consegnato all’inizio del corso ad un responsabile della struttura per poi essere restituito al termine
  • Non è permessa la lettura di libri o la scrittura

 

Giornata tipo ad un corso di meditazione Vipassana

4.00
Sveglia
4.30 – 6.30
Meditazione nella sala di meditazione o nella propria stanza
6.30 – 8.00
Pausa per la colazione
8.00 – 9.00
Meditazione di gruppo nella sala
9.00 – 11.00
Meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell’insegnante
11.00 – 12.00
Pausa per il pranzo
12.00 – 13.00
Riposo, colloqui con l’insegnante
13.00 – 14.30
Meditazione nella sala o nella propria stanza
14.30 – 15.30
Meditazione di gruppo nella sala
15.30 – 17.00
Meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell’insegnante
17.00 – 18.00
Pausa per il tè
18.00 – 19.00
Meditazione di gruppo nella sala
19.00 – 20.15
Discorso del Maestro nella sala
20.15 – 21.00
Meditazione di gruppo nella sala
21.00 – 21.30
Periodo per le domande nella sala
21.30
Ritiro nelle stanze per la notte. Le luci vengono spente

 

Come partecipare ad un corso di meditazione Vipassana

Esistono centri di diffusione della meditazione Vipassana in quasi tutto il mondo. Anche in Italia sono già diverse le realtà che propongono questa pratica. Si può consultare il sito italiano oppure quello internazionale  selezionando la lingua che ci interessa.
Attraverso il sito web si accede alla lista dei corsi disponibili in Italia, Europa o resto del mondo e si può procedere con la candidatura.

Il mio primo corso di meditazione Vipassana è stato presso il centro Dhamma Atala in provincia di Firenze. Una struttura immersa nella meravigliosa natura dell’Appennino tosco emiliano. Ha nevicato moltissimo in quei giorni e la vista delle candide colline aveva qualcosa di magico.

I corsi prevedono la presenza di 40 studenti in tutto (20 maschi e 20 femmine equamente divise tra chi frequenta per la prima volta e chi ha già partecipato ad uno più seminari di 10 giorni).

Il seminario non è a pagamento. La filosofia è quella di dare la possibilità a tutti di poter partecipare, indipendentemente dalla disponibilità economica. Le persone che lavorano all’interno di un corso, dal maestro agli assistenti a chi cucina e pulisce, sono “servitori” volontari. Una volta terminato un corso di 10 giorni di meditazione Vipassana chiunque può diventare un “servitore” volontario nei seminari a venire. Ciò darà la possibilità ad altri studenti, a loro volta, di poter frequentare un corso in un ambiente adeguato e confortevole.

E’ possibile, tuttavia, fare una donazione alla fine del ritiro. Ognuno in base a quello che può e si sente dona una quota di denaro che servirà per l’organizzazione e la gestione dei corsi futuri.

 

Imparare la tecnica non è tutto

Un ritiro di meditazione Vipassana non è solo imparare la tecnica  ma molto di più!


I dieci giorni della durata del corso serviranno anche a mettere alla prova la forza di volontà di ognuno. La consapevolezza è l’arrivo di  un viaggio che  ha come tappe obbligate indolenzimento fisico, insicurezze, dubbi della mente e continue messe alla prova. Non è detto che un solo corso sia sufficiente per raggiungerla pienamente, io, per esempio, sono ancora in ricerca. Certo è, però, che 10 giorni intensivi di meditazione Vipassana mi hanno formito tutti gli strumenti per cominciare il viaggio in questa direzione.
Altri meravigliosi effetti “collaterali” al termine di questo corso sono fiducia, soddisfazione in se stessi, pace interiore , grande energia e gioia…gioia infinita!
Vediamo passo passo da cosa deriva tutto ciò.

Fiducia e soddisfazione in se stessi

Le prove fisiche e mentali a cui si viene sottoposti sono innumerevoli e di grande intensità. Al termine del ritiro si raggiunge la consapevolezza di essere riusciti a superarne molte e comunque essersi messi in gioco. Questo dà la misura della propria forza e determinazione ed è molto gratificante.

Pace interiore

L’ambiente in cui si è immersi per tutti i dieci giorni è quieto, silenzioso ma sopratutto sereno. Inizialmente ci si deve fare l’abitudine, così immersi come si è di solito in ritmi pressanti, scadenze e frenesie. Poi, però, il corpo e la mente si rilassano e ne traggono un enorme beneficio.

Energia

Mangiare sano e genuino per dieci giorni porta una disintossicazione profonda dell’organismo. Ma la purificazione avviene sopratutto a livello mentale. Purificazione da pensieri negativi,  stress e ansie quotidiane. Questo genera un’enorme energia. Il giorno della fine del corso, per esempio, mi sono svegliata alle 4 per l’ultima meditazione di gruppo. Ho viaggiato da Faenza a Roma, per poi uscire in compagnia per le vie del centro fino a tarda ora. Al momento di andare a dormire ero ancora piena di energie. Capita spesso che abbia delle giornate impegnative e che riesca a gestirle ma quel giorno  e i successivi ho provato straordinaria forza e vitalità.

Dopo tutti questi effetti benefici, aver appreso la tecnica della meditazione Vipassana, superato ostacoli e aver avviato un viaggio verso la consapevolezza non si può che provare gioia…gioia infinita!

I meditatori

Last but not least! (ultimo ma non meno importante)

Incontrare le persone che ho incontrato durante questo corso di meditazione Vipassana è stata una ricchezza enorme. Al pari di venire a contatto con questa tecnica così antica ma insieme così rivoluzionaria. Persone in viaggio, in ricerca, a volte con bagagli emotivi pesanti al seguito, ma che ciò nonostante non si arrendono, continuando a mettersi in discussione. Incontrare persone così restituisce fiducia nel genere umano, scalda il cuore e riempie di meraviglia.

Grazie ai miei silenziosi ma estremamente presenti compagni di corso!

Se sceglierete di intraprendere questo percorso un grande augurio di buon viaggio..verso la consapevolezza

 

 

Guida terrestre per autostoppisti. Il passaggio non passa di moda.

Guida terrestre per autostoppisti. Il passaggio non passa di moda.

La pratica del passaggio (Hitch hiking in inglese) così diffusa negli anni Settanta è tornata in voga e si chiama ridesharing!

Prima di tutto facciamo un po’ chiarezza tra quello che è carsharing, carpooling e ridesharing. Ormai questi termini sono entrati a far parte del linguaggio comune ma è anche molto comune che si faccia confusione.

Ridesharing

Gli automobilisti mettono a disposizione (sharing) i posti liberi nella loro macchina, dando un passaggio (ride) a chi ne ha bisogno lungo la tratta percorsa. Può essere un percorso abituale o saltuario.

Carsharing

E’ il noleggio dell’autovettura per un certo periodo di tempo, quindi la macchina(car) che viene messa in condivisione(sharing)tra diverse persone.

Carpooling

Un gruppo di persone che solitamente fa lo stesso tragitto, per esempio colleghi di lavoro, si mettono d’accordo (pooling) e condividono l’uso di un mezzo per effettuare lo spostamento in comune.

E poi c’è il  buon vecchio autostop

Sono ricorsa all’autostop diverse volte sia in Italia sia all’estero. Sostengo ampiamente questa la pratica. Sono patologicamente appassionata di imprevisto e novità. In più si incontrano un sacco di persone interessanti, scoprendo le loro storie. E ogni volta si apre un mondo!

Viviamo purtroppo nell’epoca in cui lo straniero e il diverso sono guardati con sospetto se non con disprezzo. La condivisione di un pezzo di strada è un’esperienza estremamente positiva e può contribuire alla promozione della cultura della fiducia. O almeno io voglio credere che sia così. 🙂

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Rimango sempre piacevolmente meravigliata a scoprire che ci sono ancora moltissime persone disposte a dare un passaggio per il semplice piacere di aiutare qualcuno. Gente fiduciosa nelle buone intenzioni altrui.

Passaggi per il mondo

Il passaggio però è molto più diffuso nel resto dell’Europa rispetto all’Italia. Perfino in Asia (Indonesia e Thailandia) a volte l’ho utilizzato. Sebbene laggiù non sia così diffusa, i locali sono solitamente ben disposti a concederlo, specialmente nelle zone meno battute dal turismo di massa. Nelle zone più turistiche te lo danno volentieri ugualmente ma poi ti chiedono anche un contributo.
Nei Balcani, invece, in Bosnia Erzegovina in particolare, è tutt’ora consuetudine fare l’autostop sopratutto fuori dal centro cittadino. Molta gente ha bisogno di spostarsi da un villaggio all’altro e non ha un mezzo per farlo. Mi è capitato in prossimità del Parco Naturale di Blidinje (tra l’altro di rara bellezza per i maestosi ed incontaminati paesaggi), percorrendo una strada secondaria, di incontrare un contadino che faceva l’autostop. Ero in macchina con un mio amico. Ci fermiamo per caricarlo e lui, senza fare una piega, sale in macchina e ci indica la sua destinazione. Purtroppo non abbiamo potuto fare conversazione perchè non ci capivamo ma è stato in ogni caso un bell’incontro. Ah le cosiddette popolazioni in via di sviluppo! Chissà cos’è poi veramente lo sviluppo?..ma questa è un’altra storia. Magari in un altro post..

Dopo questo doveroso elogio del passaggio è necessario però fare alcune precisazioni. Nonostante io sia sostenitrice indiscussa di questa pratica bisogna metterla in pratica con un minimo di strategia e cautela..sia nella condizione di conducente sia in quella di passeggero.

Ecco allora alcuni consigli pratici che ho imparato appunto…strada facendo.

Se chiedi un passaggio

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Munisciti di una buona mappa

Pratica e maneggevole, magari sotto forma di libro. Meglio ancora se con riportate la posizione delle stazioni di servizio (ottimi posti dove fare quattro chiacchiere con gli automobilisti ed eventualmente trovarne qualcuno disponibile a caricarti). Questo è valido in generale per qualsiasi tipo di viaggio, ma in quello on the road può tornare estremamente utile. Si deve sapere esattamente dove vuoi andare, chiedendo all’autista la sua disponibilità o valutando alternative nel caso la persona abbia una destinazione diversa dalla tua.

Piazzarsi in un buon posto, visibile e sicuro

In base anche alle condizioni meteorologiche: se fa molto caldo dove è possibile ripararsi sotto un po’ d’ombra e sotto un riparo se dovesse invece piovere. Il principio base è che più veloci le macchine vanno e più spazio hanno bisogno per fermarsi. Perciò se scegliete una strada ad alta percorrenza  assicuratevi di essere sufficientemente a bordo strada e visibili anche da lontano, in modo che l’automobilista abbia il tempo di vedervi, decidere di fermarsi e lo spazio oggettivo per fermarsi in sicurezza e farvi salire.

Non fate l’autostop di notte

Consiglio piuttosto scontato ma mi sento comunque di scriverlo. E’ veramente molto pericoloso e per quanto si sia assetati di avventura bisogna mantenere almeno un po’ di buon senso. Questo è un mantra che devo ripetere continuamente nei miei viaggi! Di notte è buio e non siete visibili a bordo strada. Quindi oltre che dannatamente pericoloso non è neanche efficace. Piuttosto se dovete passare la notte in giro e non avete ancora trovato un passaggio fate in modo di raggiungere una stazione di servizio o uno di quei negozi aperti 24 ore. Il commesso è obbligato a stare lì tutta la notte, non gli dispiacerà un po’ di compagnia e comunque se chiesto gentilmente quasi sicuramente non negherà di passare la notte dentro il negozio.

Sorridi e mantieni un atteggiamento positivo

So che può essere molto noioso e scoraggiante aspettare, a volte per ore, ma pensa che le persone che passano non immaginano da quanto tempo tu stai a bordo strada e sicuramente viene più voglia di caricare una persona sorridente che una imbronciata e nervosa.

Cerca un contatto visivo con il conducente

Se guardi una persona negli occhi in modo amichevole mentre ti passa vicino sarà sicuramente più invogliata a fermarsi e considerare l’idea di darti il passaggio.

Se hai la possibilità scrivi un cartello

Una scritta mette in evidenza la tua destinazione senza che il conducente si debba fermare. Chi decide di farlo sà già la direzione in cui devi andare. In più puoi camminare tranquillamente e attirare l’attenzione allo stesso tempo, senza dover continuamente alzare il pollice. Potresti anche scrivere qualcosa di carino e simpatico, se gli fai fare una risata vai sicuro che si fermano anche solo per salutarti. Per esempio “la tua destinazione e poi..biscotti gratis oppure destinazione avventura o destinazione felicità” ma ci si può sbizzarrire con le idee fantasiose.

L’ abito non fa il monaco…ma la prima impressione è quella che conta

E’ vero che per chi viaggia zaino in spalla, non sempre c’è la possibilità di poter scegliere che cosa indossare e non sempre si possono avere vestiti perfettamente puliti e stirati. D’altra parte chi decide di caricarci in macchina deve ricevere un’immagine per lo meno non potenzialmente minacciosa. Per questo motivo, se si può, è bene evitare di vestirsi completamente di nero. Per le donne, invece, meglio pantaloncini non troppo corti o magliette non troppo scollate. Va bene fidarsi ma l’occasione può effettivamente fare “l’uomo ladro”, perciò meglio non passare messaggi che potrebbero essere mal interpretati.

Se non ti senti sicuro di tranquillamente di no

Rifiutare un passaggio non è la fine del mondo e io credo molto nell’istinto e nella capacità delle persone di captare una situazione di eventuale pericolo anche solo affidandosi ad una sensazione.

Una volta salito in macchina chiacchiera

Oltre al fatto di spostarsi gratuitamente il bello è anche questo: conoscere nuove persone, chissà che storia fantastica potrebbe avere da raccontarti?

Goditi il viaggio

Non preoccuparti troppo di cosa ti aspetta una volta arrivato, piuttosto di trascorrere il passaggio ad organizzare spostamenti o a pensare al dopo..goditi il momento, l’incontro con l’altro e per l’appunto..la gioia della condivisione.

 

Se dai un passaggio

Non sei obbligato a dare un passaggio se ti sei fermato

E’ bene ricordarlo, fermarsi da un autostoppista non significa farlo salire in auto per forza. Fate affidamento sulle vostre sensazioni, se d’istinto quella persona vi ispira fiducia, semplicemente non caricatela. Dopo aver chiesto quale sia la sua destinazione potete sempre rifiutarvi gentilmente dicendo che non siete di strada.

Non basatevi solo sull’aspetto

Chi chiede un passaggio potrebbe non essere vestito di tutto punto, pulito e stirato, anche questo fa parte del viaggiare all’avventura, non si può mai sapere quando e dove troverai la prossima lavatrice.

Scambiatevi i contatti

Può essere utile avere avere l’email dell’autostoppista e dargli la propria, nel caso dimenticasse qualcosa a bordo ma anche solo per rimanere in contatto e chissà mai un giorno essere ricambiati del favore.

Se volete lasciarlo prima del posto concordato

Può capitare che vogliate far scendere il vostro passeggero perchè non vi sentite a vostro agio con lui o per altri motivi. In questo caso ritengo che la verità, detta con tatto, sia la migliore politica. Si può semplicemente comunicare il proprio disagio e concordare di farlo scendere in un posto comodo per cercare un altro passaggio per esempio un’area di servizio.

Godetevi il viaggio

Un autostoppista ha sicuramente molte storie divertenti ed interessanti da raccontare, sfruttate il tragitto per ascoltarle, non ve ne pentirete!

 

Il passaggio, quindi non passa mai di moda e spero non passerà mai.Perciò che siate conducenti o passeggeri vi auguro buon viaggio e come sempre..buon vento!

 

Da qualche parte si dovrà pur iniziare. Guida per iniziare con successo

Da qualche parte si dovrà pur iniziare. Guida per iniziare con successo

 Ed eccoci qui finalmente! Il primo post del mio blog, chi l’avrebbe mai detto che ci sarei arrivata!

Ho riflettuto a lungo su cosa scrivere in questo articolo e sopratutto come farlo, senza essere scontata o superflua e risultare interessante. Notti e giorni di riflessioni, consultazione di altri blog, scervellamenti atomici e poi mi sono detta: “Da qualche parte si dovrà pur iniziare..” e mi è venuto in mente che il primo articolo non è che un inizio, un salto nel vuoto, una scommessa. Per questo è tanto emozionante quanto spaventoso!
Così ho pensato di condividere con chi passerà di qui ciò che mi aiuta ad intraprendere un’impresa, grande o piccola che sia, qualcosa di diverso e nuovo rispetto al passato, che vorrei veramente realizzare ma allo stesso tempo mi spaventa, tanto che il rischio potrebbe essere la rinuncia.
D’altro canto è un peccato mortale non inseguire i propri desideri, perciò ecco, secondo la mia esperienza, quali strategie possono rivelarsi utili per raggiungerli, o per lo meno iniziare a farlo, superando ostacoli e paure.

Il silenzio è il miglior consigliere

Quando devo prendere una decisione importante per la mia vita ho proprio bisogno di silenzio e solitudine. Non intendo rifugiarsi in un eremo, facendosi crescere la barba e isolandosi dal mondo ma creare spazi che sono solo miei, in cui non sono obbligata a parlare e interagire con altre persone o a svolgere dei compiti particolari ma posso veramente dedicarmi al pensiero. Per esempio io cammino, poco importa dove, anche se la natura è sempre il migliore alleato in questo caso, ma se non posso andare in montagna, nel bosco o al fiume va bene lo stesso..passeggio per la città.
Ma è veramente importante ritagliarsi momenti di questo tipo, credo che non si possa capire quanto è profonda la piscina se ci si sta nuotando dentro, forse già dal trampolino si può avere una diversa prospettiva. Cosa vuol dire questo? Finchè si è immersi nel proprio quotidiano, facendo sempre le stesse cose a ripetizione, riempiendosi la vita di impegni e di persone non si può essere abbastanza lucidi per pensare e riflettere con chiarezza su ciò che si vuole e di cui si ha bisogno.

Opinioni. Poche ma buone

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Confrontarsi con le altre persone è sicuramente una risorsa preziosa. I punti di vista esterni sono estremamente utili, mi è capitato moltissime volte, parlando con qualcuno, che mi si accendesse una lampadina in testa o di scoprire un lato della faccenda che non avevo mai considerato. Tuttavia se se ne parla con troppe persone e, soprattutto, indiscriminatamente si rischia di essere ancora più confusi e dubbiosi di quanto non si fosse inizialmente. Discuterne, quindi, ma solo con chi ritieni ti possa veramente ascoltare, comprendere, senza giudicarti (questo è essenziale!) e rimandare pensieri genuini e sensati..insomma parlane con le persone di cui ci si fida veramente.

Non scappare dalla paura ma sfruttala

E’ naturale aver paura, e aggiungerei anche sano! Ma la maggior parte delle volte può frenare l’inizio di qualcosa di nuovo, procrastinandolo o, peggio ancora, rinunciandoci del tutto. Ma cerco sempre di ricordare a me stessa che è un sentimento, nulla più! E’ come un campanello che avverte che ci potrebbero essere pericoli ma è anche energia e se sfruttata al meglio può dare una spinta decisiva alla situazione. Considerando la paura, ed i motivi che la generano, in modo oggettivo la si può ridimensionare dandole un significato, ciò permette, inoltre, di valutare più elementi possibili ponderandoli con attenzione. Per esempio se volessi iniziare un nuovo lavoro, sarei sicuramente spaventata da ciò che non conosco, preoccupata di non esserne all’altezza o che non sia la scelta giusta. La bella notizia è che la si può vedere esattamente all’opposto, sfruttando cioè l’energia che la paura genera. Un nuovo inizio è sostanzialmente una sfida che crea curiosità, creatività e di conseguenza positività. In ogni caso se si è deciso di cambiare è perché non si era soddisfatti di ciò che c’era, quindi di certo non potrà che essere meglio di prima! Gli errori, da sempre, servono proprio per permetterci di fare meglio la volta successiva.

Esercitarsi al nuovo

Se mai mi svegliassi una mattina con l’obiettivo di cominciare a correre (anche se la vedo molto dura!) non potrei certo cominciare con la maratona di New York, ma magari con una ventina di minuti al parco dietro casa.
Ecco credo si tratti della stessa dinamica, se non si è abituati alle novità, se si è immersi nella propria routine da anni forse il modo migliore per cominciare a cambiare prospettiva è scoprire ogni giorno qualcosa che non si conosceva in precedenza. Leggendo, passeggiando, incontrando nuove persone, anche solo cambiando strada per andare a lavoro, l’importante è riaccendere la scintilla della curiosità dentro di sé.

Riconoscere i propri meriti

Ma veramente! Quando si fa qualcosa fatto bene, e tutti i giorni accade almeno una volta, è proprio importante riconoscerselo. Sembra un’inutile banalità, ma non lo è, provare per credere! Se tutte le sere invece di lamentarsi delle cose che non vanno con parenti, amici o con noi stessi ci fermassimo a pensare a cosa abbiamo fatto di buono e valido nella giornata dopo un po’ la visione cambierebbe. Anche in questo caso è questione di allenamento!

Sorridere e non demoralizzarsi

Nella vita si va per tentativi, in qualsiasi cosa! Se si sbaglia si può anche ritentare e fidati se lo si fa con un sorriso è ancora più facile. Mantenere il buon umore pensando al buono, a ciò che di bello si ha nella propria realtà prima che ai problemi. Se si cambia prospettiva molte altre cose cambiano intorno a noi, perché di fondo cambiamo noi.
Alla fine di questo articolo mi sono resa conto che è stato utile ripensare a tutto ciò, dandogli la forma delle parole scritte. Quindi aggiungerei come ultimo consiglio, che do prima di tutto a me stessa, RICORDARSI DI RICORDARE. Non dare mai per scontato quello che si è appreso e soprattutto essere sempre con la mente aperta al nuovo.

Qualsiasi cosa stiate per cominciare….

Buon inizio!